Come le fiabe ci hanno iniettato la paura del bosco (e 3 step per superarla)

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Angelo D'Angelo

Barese di origini, adottato dal mondo, rinato nel Bosco… Da sempre ho amato la Natura di quell’amore viscerale che non ti sai spiegare. Perché la Natura può essere un’esperienza concreta da vivere…

“E mentre Cappuccetto Rosso attraversava il bosco per portare il cestino pieno di cibo dalla sua nonna malata, ecco spuntare dai cespugli un grande lupo famelico…”

Quante volte hai raccontato o hai sentito raccontare la fiaba di Cappuccetto Rosso? Questa, insieme ad altre fiabe, può aver condizionato la tua idea di bosco o addirittura ti ha fatto sorgere delle paure a livello inconscio che ti tengono lontano da un’esperienza profonda di contatto con questo luogo magico.

Oggi vedremo come sono state create queste paure, perché sono del tutto infondate e come puoi superarle per riappropriarti del tuo rapporto con il bosco.

Fiabe: una possibile causa della nostra paura del bosco

Nel nostro immaginario, molto spesso associamo il bosco ad un posto poco sicuro, in cui si possono incontrare animali o persone pericolose o in cui se ci facciamo male, “arrivederci e grazie”, nessuno ci può soccorrere. Meglio starci alla larga e rifugiarsi nella tranquilla e sicura città.

Ti sei mai chiesto da dove nasce questa paura? Beh, uno zampino ce l’hanno messo le fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Abbiamo già visto Cappuccetto Rosso.

Pensa a Biancaneve. Dove la porta il cacciatore per toglierle il cuore da consegnare alla regina cattiva? Sì, proprio nel bosco.

Dove vengono abbandonati Hansel e Gretel dalla matrigna crudele? Chiaramente nel bosco.

E infine, dove si trova la torre in cui viene rinchiusa Raperonzolo dai lunghi e magici capelli? Conosci già la risposta.

Il potere persuasivo di una fiaba

Le fiabe sono storie con una morale. Nella maggior parte dei casi, ci sono state raccontate nei primissimi anni di vita lasciando in noi una traccia profonda. Ecco come tutto avviene.

Sin dall’antichità, le storie sono state usate come potente strumento di trasmissione della conoscenza. Vuoi ficcare un’idea nella testa di qualcuno? Non provare a convincerlo con un discorso. Per quanto logico e sensato potrebbe non sortire il suo effetto.

Prova invece a raccontargli una storia. Quando ascoltiamo una storia, le nostre barriere si abbassano perché sospendiamo ogni giudizio. Non dobbiamo essere a favore o contro quello che ci viene detto. Semplicemente, soprattutto quando le storie sono costruite a regola d’arte, la nostra attenzione è tutta concentrata a sapere come andrà a finire.

Il punto non è tanto se la storia è vera o meno. Questo non ha importanza. Ciò che conta è che l’esperienza raccontata in quella storia sia verosimile, cioè sia qualcosa che potrebbe accadere. L’inconscio registra questa informazione come vera e la conserva nei cassetti della memoria in modo del tutto automatico e assolutamente inconsapevole.

Fiabe: uno strumento per tenerci lontani dal Bosco?

Francamente, è difficile darsi una risposta sul perché nelle fiabe l’elemento del bosco sia stato dipinto come un posto di cui aver paura.

Ci sono solo alcuni indizi che possiamo raccogliere come le briciole lasciate da Hansel e Gretel per tornare a casa. Proviamoci.

Anche dopo che l’uomo ha iniziato a vivere di agricoltura ed ha costruito le prime città, è sempre tornato nei boschi. Nella tradizione, le divinità che adoravano erano incarnate in elementi naturali come animali o alberi.

Altro motivo per cui l’uomo tornava nella Natura era perché qui trovava piante ed erbe spontanee con cui curare ogni genere di malattia.

Il bosco era un luogo sacro, un tempio in cui erano racchiuse conoscenze ancestrali, capaci di guarire il corpo e l’anima.

Con l’avvento delle religioni monoteiste, chiunque avesse conoscenze esoteriche legate al bosco, non era visto di buon occhio.

Bisognava adorare un solo e unico Dio e questo forte legame con il bosco e le sue divinità era un ostacolo.

In questo quadro, le fiabe potrebbero essere state uno degli strumenti per tenere le persone lontane dal bosco, descrivendolo come un luogo pieno di pericoli.

Missione compiuta direi, visto che la maggior parte delle persone vanno in un bosco solo nelle scampagnate di Pasquetta per arrostire la carne, giocare a pallone e lasciare tutto sporco.

Per carità, non c’è nulla di male ad arrostire e giocare (io stesso ogni volta che posso porto mia figlia a giocare nel bosco). Tuttavia, se ci si limita solo a questo, non facciamo altro che replicare in un luogo diverso delle attività che potremmo benissimo fare in un parco.

Quanto sarebbe bello invece prendersi dei momenti solitari o di gruppo in cui sedersi e ascoltare il silenzio del bosco?

Quanto incidono nella nostra vita le “fiabe del bosco”?

Il primo effetto di una fiaba è quello di buttarci addosso un’insensata paura del bosco:

  • nel bosco ci sono animali pericolosi pronti ad attaccarti in qualsiasi momento
  • mai andare da soli nel bosco, soprattutto di notte, non sappiamo quali creature malvagie possono spuntare fuori
  • nel bosco ci si perde facilmente e non si torna più indietro
  • chi va a vivere nel bosco non è una persona che ricerca un contatto profondo con la Natura (e dunque con sé stesso), è un pazzo sociopatico che vuole isolarsi dal mondo perché non va d’accordo con nessuno

Di conseguenza, il bosco è divenuto un posto come tanti dove andare a svagarsi quando c’è bel tempo. Il nostro personale parco giochi insomma.

E così, perdiamo la possibilità di tornare alla fonte della vita: il bosco, luogo che conserva intatto il codice della Natura. Quel codice da cui potremmo attingere una ricchezza e una profondità incommensurabile, più di qualsiasi libro sacro.

Tre semplici passi per disintegrare la paura del bosco e riconnetterci alla sua magia

Passo 1: cambia la percezione del bosco

Per cambiare la percezione del bosco come luogo di cui aver paura, devi partire dai tuoi pensieri sul bosco. Nella pratica, basta fare alcuni semplici ragionamenti.

Inizia dalla tua concezione sulle “belve feroci”. Solitamente, gli animali del bosco, anche quelli che nel nostro immaginario sono i più pericolosi come lupi, orsi, cinghiali, serpenti, se ne stanno per i fatti loro. Anzi, alcuni hanno addirittura paura dell’uomo. Se non andiamo ad infastidirli, non si fanno neanche vedere.

I lupi, ad esempio, nelle poche zone in cui sono presenti, si mantengono a diversi km di distanza dall’uomo perché hanno imparato a temerlo. Solitamente si spingono in zone abitate o vicino ad accampamenti solo quando sono spinti dalla fame, in cerca di avanzi lasciati all’aperto. La carne umana non è nel loro menu.

Ad ogni modo, informati alla pro loco locale o semplicemente sul web, della presenza di animali selvatici pericolosi. Troverai centinaia di siti con informazioni sulla loro presenza, su come evitare di incontrarli e su cosa fare nei rari casi in cui dovessi incontrarli.

Poi, prova a paragonare il bosco con la città. Quante persone con cattive intenzioni si aggirano per la città di giorno o di notte? Magari nei piccoli centri poche o nessuna perché ci si conosce tutti. Nelle grandi metropoli sicuramente tantissime. E nel bosco invece? Nessuna.

Per il semplice motivo che dovrebbero prendersi la briga di camminare per centinaia o migliaia di metri all’interno del bosco senza trovare nessuno da rapinare o a cui far del male. In questo senso, le città sono molto più appetibili per queste persone in termini di prede facili da avvicinare.

Al massimo, il bosco diventa il luogo dove celare i misfatti, non certo il luogo dove hanno inizio.

Infine, chi entra nel bosco con rispetto e chiedendo permesso, gode della protezione degli alberi e delle piante, una vera e propria bolla di energia che mantiene al sicuro chi si trova al suo interno. L’ho sperimentato in prima persona passando un’intera notte da solo nel bosco. Ne parlo nel racconto della mia storia.

Ah già, quasi dimenticavo: la paura di perdersi. Nella quasi totalità dei boschi, ci sono sentieri segnati in cui è matematicamente impossibile perdersi. E se anche volessi allontanarti dal sentiero, ti basta lasciare dei punti di riferimento come mucchi di sassi o bastoni per ritrovare la strada.

E se proprio ti sale l’ansia del non ritorno, allora potresti legare uno spago intorno ad un albero e srotolarlo man mano che vai avanti. Poi, come Teseo nel labirinto del Minotauro, tornare indietro seguendo lo spago.

Passo 2: guarda la natura in città in modo diverso

Innanzitutto, comincia “semplicemente” dal notare la presenza degli alberi nella tua città. Molto spesso la diamo per scontata, invece di essere grati per questo dono meraviglioso per la vista, per l’olfatto, il tatto e anche per l’ossigeno che producono per i nostri polmoni.

Non farti ingannare dalla loro immobilità, gli alberi sono esseri viventi tali e quali a noi. Al posto di carne e ossa hanno rami e foglie e come noi sono costituiti per la maggior parte da molecole di acqua.

Gli alberi che sono nelle città sono speciali perché sono dei sopravvissuti ad una grande opera di sterminio: il disboscamento. Sono delle sentinelle silenziose che vigilano sulla città. Quelli con il tronco più grosso potrebbero essere addirittura centenari. Hai idea di quanta memoria conservino al loro interno? Sono dei veri e propri nonni di quartiere.

Sosta davanti a un albero. Non andare di fretta. Tocca il suo fusto, accarezzane le foglie, ammira la sua chioma, stupisciti per la sua altezza. Ci hai mai pensato a quanto sono alti gli alberi in confronto a noi? Alcuni sono maestosi, alti quanto palazzi. Osserva come i loro rami si spingono in alto nel cielo come le braccia di verdi giganti.

Questo nuovo modo di vedere la Natura urbana ti avvicina al mondo vegetale e ti prepara alla fase successiva.

Ma non fidarti delle mie parole, provalo tu stesso. Ti assicuro che, ai tuoi occhi, un albero non passerà più inosservato.

Passo 3: ritorna nel bosco

Bene. Ora sei pronto per iniziare la più bella avventura della tua vita. Stai per tornare a casa. Andare in un bosco non è soltanto un momento di svago. È un riappropriarsi di un contatto profondo con quella parte di noi che abbiamo dimenticato e di cui sentiamo forte il richiamo.

Non portare nulla con te, solo l’essenziale: un po’ di acqua e cibo e una giacca a vento per ripararti da un’eventuale pioggia (evita l’ombrello, in modo da avere le mani sempre libere). Se non hai particolari motivi di urgenza, spegni il telefono. Sono certo che il mondo può fare a meno di te per qualche ora.

Prima di varcare la soglia del bosco, fermati qualche istante. Fatti riconoscere dagli alberi e chiedi il permesso di entrare.

Una volta all’interno, non c’è nulla di specifico che devi fare. Vivi quell’esperienza come meglio credi. Passeggia, siediti, sdraiati, abbraccia gli alberi, accarezza le foglie, salta, urla, fai il verso degli animali.

Senti di fare spontaneamente quello che il cuore ti suggerisce. In un bosco non c’è nessuno che ti giudica e che ti dice cosa sia giusto o sbagliato. Troverai solo tanta bellezza, infinito amore e pace.

Questa esperienza è perfetta così com’è. Goditela a pieno nel “qui ed ora” senza le ansie del futuro o i rimpianti del passato.

Se in un secondo momento vorrai spingerti oltre e facilitare un contatto più profondo con il bosco, allora ci sono degli esercizi specifici che ti aiutano a farlo.

Alcuni di questi esercizi sono quelli che faccio durante le mie giornate esperenziali in Natura.

Qui puoi trovarne un assaggio.

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Angelo D'Angelo

Barese di origini, adottato dal mondo, rinato nel Bosco… Da sempre ho amato la Natura di quell’amore viscerale che non ti sai spiegare. Perché la Natura può essere un’esperienza concreta da vivere…

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